Si accende la luce alla Casa d'Italia di Montréal


Dopo un periodo di buio pesto, la nuova gestione della Casa d'Italia di Montréal fa ben sperare per il futuro.


A Montréal, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso si cominciò a pensare a una Casa d’Italia e a raccogliere fondi per questo ambizioso progetto. La numerosa comunità italiana avrebbe avuto, così, un luogo dove ritrovarsi e sentirsi a casa propria, sebbene a più di 6mila chilometri di distanza dal bel paese. Nel 1934, la Municipalità donò alla comunità il terreno e, nel 1936, la Casa d’Italia fu inaugurata grazie all’aiuto finanziario di più di 4200 persone, oltre a quello di numerose associazioni. 



L’elegante edificio, in stile Déco, divenne rapidamente il cuore e l’anima della nostra comunità. 

Dopo le tristi vicende legate al Secondo conflitto mondiale – la Casa d’Italia fu requisita dall’esercito canadese – l’Istituzione culturale fu restituita alla comunità italiana di Montréal e, il primo gennaio del 1947, vi furono riprese le attività comunitarie, sociali e culturali. Nel corso degli anni, presso la Casa d’Italia si celebrarono matrimoni, si tennero incontri tra professionisti e si organizzarono manifestazioni culturali. Nel 2006, la Fondazione Casa d’Italia diede inizio a una campagna di finanziamento per rinnovare e ampliare lo storico edificio. Anche grazie a questi lavori la Casa d’Italia ottenne prestigiosi premi e fu riconosciuta come patrimonio architettonico del Québec. 

La tutela dell’eredità italocanadese rende omaggio al nostro passato e pone le fondamenta per il nostro avvenire. 

Anche in considerazione di questo, a neanche un mese dalla visita a Montréal del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il 28 giugno scorso, fece ancora più stupore e fece davvero male sapere che, se lo stato di salute finanziaria della Casa d’Italia non fosse stato, energicamente, risanato si sarebbe rischiata – addirittura! – la confisca. 

Ma la triste vicenda ha un lieto fine. 

Per questo importantissimo luogo dell’italianità, nella sua narrazione più bella, vera e aperta alla città, il nuovo Direttivo ha previsto e subito attuato un piano d’azione che ha determinato un deciso cambio di atteggiamento e che può rappresentare, effettivamente, una svolta per il futuro della nostra comunità.



Evvivaaa!